lunedì 11 luglio 2016

SORRIDETE, VIAGGIATE, AGITE, AMATE! - CITYWIN SRL TORINO


Se credi di essere forte ripetendolo a te stesso sbagli.
Sei forte davvero solo quando smetti di dirtelo e pensi oltre. Pensi a creare con un moto continuo; cammini per ore stupendoti di quante novità e bellezze vi sono intorno a te; non molli, stai sul pezzo, sorridi comunque e apri di testa la porta delle occasioni che trovi davanti.
Bisogna parlare cari miei, bisogna non smettere mai di chiedere, bisogna apprezzare quello che ci circonda e nella frenesia della forza che utilizziamo fermarci anche ad ammirare il paesaggio.
Dobbiamo adorare il sole e la pioggia, salutare quando usciamo o entriamo nei negozi. Dobbiamo sorridere ai passanti e camminare a schiena dritta e a testa alta. Dobbiamo smettere di dirci che siamo forti e incominciare ad esserlo. Dobbiamo credere che se teniamo duro ce la facciamo…perché non capisco perché non crederci.
Ora quindi se vuoi incominciare ad essere forte devi tenere a mente i quattro amici: SORRIDERE, VIAGGIARE, AGIRE E AMARE.
Sorridere sempre perché così tutto si supera sempre. E non dico a volte…dico sempre.
Viaggiare con la mente per vedere scenari da ricreare nella realtà.
Agire perché se non lo fate state sprecando tempo.
Amare perché durante il Viaggio non dimenticatevi mai e poi mai di chi vi sta attorno, di chi vi sostiene, di chi non vi lascia soli.
Ricordatevi che ogni scelta che prendete vi porta a cambiare il vostro destino in maniera inesorabile. Ma se non siete davvero forti potreste perdere l’occasione di voltare la sorte a vostro favore.
E allora ascoltatemi.
SORRIDETE, VIAGGIATE, AGITE, AMATE.
E quando sarete giù e la vostra vista si offuscherà, pensate alla cosa più bella che avete e andate a prenderla. Stringetela a voi e immaginare di stare per perderla. Ecco. Quell’attimo di gioia emozionale che vi pervade corpo e anima grazie alla consapevolezza di avere il vostro gioiello ancora con voi, è l’attimo di gioia che dovete avere come onda continua tutti i giorni in voi stessi.
Dai dai dai!
Ci siamo, siamo qui e possiamo!
Assaporate il vostro viaggio ogni giorno. Nulla di più bello vi farà godere il finale.

lunedì 4 luglio 2016

Chi è il committente più importante? - CITYWIN TORINO



L'illusione non è altro che un’aspettativa non realizzata dicono.
Ma sai, se ti accorgi che non sei sulla strada giusta, se ti rendi conto che non è il tuo percorso, cambia. Mettiti al centro del mondo, sii egocentrico e sicuro di te, pensa al tuo bene e non a quello di tutti. Con se stessi non si è mai soli, percorrendo il cammino sbagliato lo si diventa.
Impazzirai perchè il tempo non ti basta, vivrai sul filo in bilico fra realtà e sogno, capirai quanto vali solo se non camminerai più sospeso, ma senza paura volerai da una parte all’altra quando tu vorrai.
A questo punto non parlare più di aspettative realizzate nella tua mente, immagina i tuoi obiettivi come fossero creazioni da plasmare e consegnare al mittente. Chi commissiona il lavoro è esigente, è vero; non ammette errori e ritardi, è vero. A lui non importa se sei triste, arrabbiato col mondo. Il committente vuole quello che ha pagato.
Il committente sei tu, soddisfati.
Sentiti speciale. Cuore, anima e sguardo non devono guardare nella direzione giusta, devono osservare il bello mentre te plani lungo la strada giusta.
Lo sbaglio dicono sia semplicemente la conseguenza errata di una scelta che hai portato avanti.
Ma anche qui, se entri nella consapevolezza che non esistono errori ma deviazioni? Quando si va ai matrimoni e le carovane partono per raggiungere gli sposi si perde sempre la strada giusta, si fanno 1000 deviazioni. Ma si suona il clacson per festeggiare.
Suona con le vibrazioni del tuo essere ogni volta che devii il tuo percorso, festeggia.
Sei tu l’unico giocatore della tua vita, come puoi perdere?
Vinci per forza e con forza.
1 a zero palla al centro sempre.

giovedì 30 giugno 2016

BEVI ACQUA O VODKA? - CITYWIN TORINO


Se cerchi qualcosa disperatamente non la troverai. Perchè è il disperatamente che non funziona. La disperazione è un’addizione di contenuti negativi che concettualmente abbiamo radicati nella nostra mente…perchè rotolarsi nelle circostanze negative rendendole problemi è uno degli stati migliori in cui ama trovarsi il 90% degli essere umani.

Ma intorno a noi ci sono persone invece che cercano qualcosa con la forza e la determinazione che ha un amore deluso nel provare a ricostruire Casa. E non è facile portare avanti il moto dell’essere che vuole viaggiare a 300 km orari ma non ha una Ferrari, che vuole ridere ma non ci sono persone accanto a lui che portano gioia, che vuole andare al mare ma non ha le possibilità di recarsi.

Ecco, non è facile che queste persone rimangano il 10 % degli esseri umani.

Non è facile che questa piccola percentuale di cuori rimanga tale e non si amalgami con gli altri, sani di mente in un mondo folle, che hanno paura di essere pazzi anche loro perchè così facendo vedrebbero la realtà dalla prospettiva fantastica di una terrazza d’estate incorniciata da fiori rosa profumati che inebriano l’aria tanto da farti chiudere gli occhi e immaginare di avere accanto la cosa più bella del mondo.

Se ci fosse la possibilità di rendere tutti pazzi non la userei. Perchè mi toglierei il piacere di sognare ad occhi aperti sul pulman che mi riporta a casa tutte le sere mentre intorno a me tutti urlano per la qualunque e si dimenano; perchè mi toglierei la soddisfazione di ridere quando tutti sono tristi e io non capisco la malinconia dov’è nemmeno nelle cose evidenti; perchè il sapore di una birra o una pizza che tutti mangiano intorno a me nello stesso posto per me è diverso perchè ogni morso me lo gusto immaginando di essere in un posto diverso dall’altro con persone diverse e possibilità diverse.

E la cosa straordinaria è che tutto ciò contagia. Non tutti, pochi ma buoni. 

E contagia a tal punto che quando vuoi essere normalmente noioso e sano le tue amiche, diventati esattamente il tuo specchio non te lo permettono. Perchè se tu sei sano come puoi comunicare con i pazzi?

E allora via alle faccine sceme per strada, via all’utilizzo di parole storpiate e dette ad alta voce con toni improponibili e non ricreabili nemmeno con il programma più avanzato col Mac; via ai balletti improvvisati nella metro, alle uscite che rischiano di non avere un domani perchè qualcuno potrebbe non tornare a casa, via ai discorsi macchiavellici che finiscono affogati in un caffè…perchè anche quello può diventare vodka se sei folle.

E puoi anche ubriacarti di acqua se vuoi.

Ecco. Se riesci ad ubriacarti di acqua vuol dire che sei pronto a vivere in questo pazzo mondo da pazzo.
E allora ti diverti di più!

Citywin Staff

lunedì 20 giugno 2016

DIMMI DI Sì! - CITYWIN TORINO


Che si tratti di sedurre una donna, di convincere il tuo Prof. che ti meriti un 30 e lode per il tuo esame universitario o di riuscire a concludere una vendita con un cliente ostico, la persuasione è uno strumento fondamentale, che dovresti tenere sempre a portata di mano nella tua cassetta degli attrezzi.
Insomma Andre… oggi impariamo a fregare il prossimo eh?! parliamo di tutti quei trucchetti per vendere il ghiaccio agli eschimesi, la sabbia ai beduini e la nebbia ai milanesi, eh?! Bella lì!
Voglio subito sgomberare il campo dai dubbi: non mi interessano e disprezzo le tecniche spicciole utilizzate spesso da aziende e pubblicitari per venderci prodotti o servizi di scarso valore; questa non è persuasione, è truffa bella e buona. Nella mia prospettiva la persuasione è la capacità di convincere i nostri interlocutori del reale valore delle nostre idee, delle nostre posizioni e del nostro lavoro. Insomma, persuadere non è convincere chi ti sta di fronte di ciò che è falso, ma piuttosto rendergli chiaro ed evidente ciò che è vero:
  • Puoi aver studiato mesi per il tuo esame ed aver memorizzato ogni pagina del libro, ma allo stesso tempo, non riuscire a convincere il professore sulla tua reale preparazione.
  • Puoi avere in mente l’idea più brillante di questo pianeta per il tuo lavoro, eppure non riuscire a presentarla nel modo corretto ai tuoi colleghi o ai tuoi capi.
  • Puoi disporre di un prodotto o servizio in grado di rivoluzionare realmente la vita dei tuoi clienti, e allo stesso tempo non riuscire a venderlo perché non sei capace di trasmetterne il reale valore.
Ecco, in tutti questi casi, apprendere delle tecniche di persuasione efficaci, può essere utile per raggiungere i risultati che ti meriti. In questo articolo ti parlerò di 4 tecniche che per me si sono dimostrate particolarmente utili, nello studio, nel lavoro e non solo…

Tecnica 1: Perché no?

Ti ho già parlato in passato del potere delle domande. Una domanda può renderti ricco, una domanda può ridarti la motivazione perduta, una domanda… può aiutarti a trasformare un “No” in un “Si”.
Uno studio condotto dal prof. Stiff ed i suoi colleghi, e riportato nel libro Persuasive Communication, ha dimostrato che porre la semplice domanda “Perché no?”, ha un’alta percentuale di successo nel trasformare un secco rifiuto in un più accomodante “Si”.
L’obiettivo della tecnica “Perché no?” è infatti quello di trasformare una risposta definitiva (“No”) in un semplice ostacolo da superare. Porre la domanda “Perché no?” costringe l’interlocutore a doverfornire delle obiezioni, più o meno logiche, che possiamo gestire molto più semplicemente del rifiuto diretto.
Inoltre, più le obiezioni sono deboli, più si viene a creare una dissonanza cognitiva nella mente del nostro interlocutore, che alla ricerca disperata di coerenza finirà con il venirci incontro. Insomma: se non c’è nessuna valida motivazione per non fare qualcosa, perché non farla?!

Tecnica 2: La porta in faccia!

Direttamente dall’esperienza dei venditori porta a porta, nasce la tecnica della porta… in faccia! Quando vogliamo ottenere un determinato risultato dal nostro interlocutore, dovremmo fare una richiesta che noi stessi riteniamo troppo elevata e poco ragionevole: a tale richiesta seguirà senza dubbio una metaforica porta in faccia, ovvero un rifiuto; a questo punto dovremmo far seguire immediatamente la reale richiesta che avevamo in mente: confrontata con la prima infatti, la nuova richiesta apparirà più modesta e ragionevole.
Tale tecnica basa la sua efficacia sulla naturale tendenza della nostra mente a fare comparazioni. Se forniamo il giusto termine di paragone, nessuna richiesta apparirà eccessiva ;-).
Non te la senti di chiedere un aumento di stipendio sproporzionato al tuo capo?! Allora utilizza la tecnica della “porta in faccia” su te stesso quando definisci un obiettivo:

Tecnica 3: Un piede nella porta

La terza tecnica di persuasione di cui parliamo e che prende ispirazione sempre dai nostri “simpatici” venditori porta a porta, è la tecnica del “piede nella porta”. A differenza della tecnica della “porta in faccia”, l’obiettivo di questa terza tecnica è quello di fare una richiesta talmente banale ed ovvia da riuscire a strappare un primo, ma importantissimo “Si” al nostro interlocutore.
Sono certo che avrai visto applicare questa tecnica decine di volte: ti è mai capitato di incontrare per strada quei ragazzi che ti chiedono se hai mai letto un libro?! Oppure di rispondere all’ennesima chiamata di un’operatrice di call center che ti chiede se utilizzi il telefono?! L’obiettivo di queste domande idiote è proprio quello di strapparci un “Si”: è infatti dimostrato che le persone che accettano una prima piccola richiesta, tendono ad accettare anche richieste successive più impegnative.
Nella mia esperienza ho visto questa tecnica spesso mal usata ed abusata: ma volete mettere il divertimento di neutralizzare questi poppanti con le loro stesse armi?! La prossima volta che vi chiedono se avete mai letto un libro, domandategli se hanno mai visto un film! ;-)

Tecnica 4: Dammi una dannata motivazione!

A volte per convincere qualcuno tutto quello che gli dobbiamo fornire è una motivazione. Per quanto la nostra motivazione possa sembrare debole o banale, fornirla aumenta di gran lunga le nostre chances di successo.
Un esempio? In uno studio del 1978 di Langer, le matricole arruolate dal Professore dovevano porre una semplice domanda ai propri colleghi (inconsapevoli) in copisteria; ecco la domanda usata: “Avrei bisogno di usare la fotocopiatrice prima di te, perché devo fare delle fotocopie“. Per quanto la motivazione addotta fosse debole, sorprendentemente gli studenti che utilizzarono questa domanda ottennero un “Si” nel 90% dei casi (nell’altro 10% dei casi avevano incontrato Chuck Norris).
Beh, che ne dici? Ti è piaciuto l’articolo?! (tecnica 3) Che ne diresti di spendere 1.000€ per un corso sulle tecniche di memorizzazione?! (tecnica 2) Perché no?! (tecnica 1) Non sarai mica uno di queibraccini corti che non è disposto ad investire nella sua crescita personale?! ;-)
Vabbé, ho capito, se non te la senti di spendere 1.000€ (tecnica 2), fai almeno il minimo sindacale e dai un’occhiata a questa guida pratica per dare il doppio degli esami in metà del tempo: Studia meno, Studia meglio.

AMIAMOCI DAVVERO! - CITYWIN TORINO


L’Amore si sa, è uno dei più potenti strumenti di guarigione. Imparare ad accettarci e ad amarci esattamente così come siamo, è forse la lezione che tutti noi siamo chiamati ad imparare.
Spesso però siamo capaci di amare noi stessi e gli altri, solo se questo amore è vincolato da precise condizioni. E’ come se, in un certo senso, seguissimo la regola del cosiddetto ‘solo se…’ o ‘ solo quando…’
Mi amerò solo se… troverò un nuovo partner…quando dimagrirò… quando cambierò lavoro… se saranno gli altri ad amarmi per primi…. e la lista potrebbe continuare all’infinito.
Amare se stessi –dice Louise Hay – è un’avventura meravigliosa: è come imparare a volare. E’ vero, non è sempre semplice amarsi completamente: tutti noi, infatti, abbiamo i nostri piccoli e grandi difetti che a volte, ai nostri occhi, appaiono così evidenti, da ritenere impossibile l’atto di poterci amare incondizionatamente. Eppure, non è possibile imparare a volersi bene se non partiamo proprio dall’accettarci così come siamo, anche con i nostri difetti. 
Ecco perché questa volta abbiamo deciso di ripercorrere brevemente le Dieci fasi ideate da Louise Hay per imparare ad amare se stessi, nella speranza di aiutare sia le persone che già hanno iniziato a farlo, sia coloro che vorrebbero cominciare ora.
Questa settimana incominciamo a ‘familiarizzare’ con le prime cinque:
  1. Cessare di criticarci: le critiche e i giudizi spesso non servono per progredire verso il cambiamento che auspichiamo, bensì per tenerci imprigionati al passato e ai nostri vecchi comportamenti. Per esempio, se ci disprezziamo per la nostra incapacità di mantenere fede alla promesse fatte con noi stessi, non ci stiao certo aiutando a realizzare il nostro obiettivo. Allo stesso modo, se ci ripetiamo di essere degli stupidi o degli incapaci, questo non ci renderà di certo delle persone migliori, e noi rimarremo solo bloccati nei sentimenti spesso ancora più dannosi del biasimo e del risentimento verso noi stessi. Ogni giorno è un nuovo giorno per attuare comportamenti diversi e provare ad abbandonare le tensioni create da atteggiamenti iperresponsabili e ipercritici ai quali ci sottoponiamo continuamente.
  2. Smettere di spaventarciquante volte usiamo i nostri pensieri per rendere le situazioni peggiori di quello che realmente sono? Quante volte formuliamo pensieri capaci addirittura di terrorizzarci? Utilizziamo questo comportamento anche nella vita sociale: se qualche nostro collega d’ufficio incontrandoci non ci saluta, cominciamo subito a pensare che dobbiamo avergli fatto un torto, quando magari sta semplicemente pensando ad altro. Pensieri del genere non fanno altro che paralizzarci e non ci sono di nessuna utilità. Ogni volta che ci ritroviamo a formulare pensieri negativi, fermiamoci e riportiamo dolcemente l’attenzione ad una immagine per noi positiva (per esempio il tramonto), o ad un suono (magari il rumore del mare), oppure semplicemente ripetiamoci ad alta voce una frase positiva che ci aiuti ad uscire dal loop negativo nel quale siamo entrati.
  3. Essere gentili, dolci e pazienti con noi stessi: la pazienza è davvero uno strumento straordinario. Troppo spesso pretendiamo che le nostre aspettative vengono soddisfatte subito, o che i cambiamenti che sentiamo necessari per noi e per la nostra vita avvengano quanto prima. Ma i nostri tempi spesso non coincidono con i tempi della lezione che siamo venuti ad imparare su questa terra: potrebbe infatti volerci più tempo del previsto oppure le cose potrebbero semplicemente non accadere secondo la nostra sequenza spazio-temporale. Tutti commettiamo errori mentre apprendiamo qualcosa di nuovo ed è solo se ci diamo il permesso di accettare questi errori e di imparare da questi, che progrediamo e miglioriamo veramente. E’ come quando abbiamo cominciato a camminare se dopo il primo tentativo ci fossimo subito arresi o ci avessero detto che eravamo degli stupidi solo perché ci avevamo provato ma eravamo caduti, avremmo forse imparato più velocemente o meglio?’ Probabilmente no… e allora perché quando sbagliamo non possiamo semplicemente perdonarci e considerare l’accaduto un ulteriore passo verso il miglioramento?
  4. Essere gentili anche con la nostra mente: trovarci a pensare a qualcosa di negativo non è certo la fine del mondo. Non dobbiamo odiarci perché facciamo pensieri negativi e nemmeno incolparci per le esperienze negative che abbiamo vissuto in passato. Un esercizio molto utile che Louise Hay consiglia in proposito è quello del rilassamento: quando ci troviamo tesi o spaventati semplicemente chiudiamo gli occhi e respiriamo profondamente per qualche minuto e mentre espiriamo ripetiamo a noi stessi ‘Ti voglio bene. Va tutto bene.’ In questo modo ci rilasseremo e allo stesso tempo invieremo al nostro cervello pensieri potenzianti.
  5. Lodare se stessi: così come le critiche deprimono il nostro spirito, le lodi lo risollevano. E’ importante dunque imparare a complimentarci con noi stessi per tutti i miglioramenti che siamo in grado di apportare alla nostra vita, e per tutti i cambiamenti che riusciamo ad attuare, anche per i più piccoli o per quelli che ci sembrano meno importanti. Queste sono le prime cinque regole per imparare a volersi bene. Ed ora provate a pensare alla prossima volta in cui vi ritroverete a vivere una situazione che non vi soddisfa o in cui vi capiterà di formulare pensieri negativi…. Come vi comporterete? Con quale frase potenziate sostituirete le solite vecchie critiche nei confronti di voi stessi? Come vi premierete per aver raggiunto quel traguardo, seppur piccolo, che vi eravate prefissi?
  6. Accettati in modo totale per un’ intera giornata
    e stai a vedere che cosa succede!
    (Louise Hay)

lunedì 13 giugno 2016

LA FELICITÀ È UNA SCELTA - CITYWIN TORINO



Tutto ciò che vivi, percepisci, avverti e senti, avviene essenzialmente nella tua mente. E la tua mente non è il tuo padrone, bensì il tuo servo. È lì per servirti, non per comandarti. È lì per aiutarti e non per metterti lo sgambetto. Nessun evento, nessuna persona, nessuna relazione - che sia di natura professionale, sentimentale o amicale - può causarti dolore o sofferenza. Il vero punto è che in tutte le relazioni, ovvero, tutte le volte che interagisci con qualcuno o che sperimenti qualcosa, il dolore e la sofferenza che hai già dentro di te emergono, facendoti credere che quella persona o quella circostanza siano responsabili, colpevoli o artefici del tuo dolore. Allo stesso modo, è vero anche il contrario. La felicità, la gioia e il benessere che provi in determinati momenti o con determinate persone, sono in realtà già dentro di te. Ciò che c’è fuori è solo “il mezzo” attraverso cui quelle sensazioni emergono in te, pur albergando già in te. Tanto le sensazioni di benessere quanto quelle di malessere sono qualcosa che hai imparato a classificare come tali nella tua infanzia. Se oggi per te un rosa è bella, se un arcobaleno ti fa sorridere, se il maltempo ti mette di cattivo umore… è solo perché ti hanno “insegnato” che le rose sono belle, che un arcobaleno è un raro fenomeno che incanta la vista, che le nuvole e la pioggia sono tristi, ecc. 

Attira a te positività 
In realtà, se apprendessi a conoscerti meglio, capiresti che molte delle cose che provengono da “fuori”, sono solo una risposta a ciò che tu hai già “dentro”, e non viceversa. Attiriamo ciò di cui siamo fatti. Se dentro covi rabbia, rancori, problemi non risolti, attirerai altre cose, situazioni e persone che saranno motivo di ulteriore malessere. Al contrario, se dentro di te coltivi amore, compassione, gioia, bontà e felicità, attirerai altrettanto. Pertanto, allena la tua mente a concentrare i tuoi pensieri su ciò che preferisci e che ti fa stare meglio. Il resto verrà da sé. Basta solo un po’ di pratica, come un “allenamento”. Inizia con il convincerti che l’infelicità non esiste. Esistono solo persone che scelgono di credere di non essere felici. Questo accade perché risulta oltremodo difficile accettare le cose e le persone per ciò che sono piuttosto che per ciò che vorremmo che fossero. Accettare che una determinata dimensione spazio-temporale, con i suoi annessi e connessi, non durerà per sempre è il primo passo per comprendere che ciò che siamo, abbiamo, sentiamo, viviamo, è solo un’esperienza momentanea che - presto o tardi - molto spesso senza alcun preavviso e senza chiedere il permesso, ci verrà sottratta. Niente e nessuno può davvero farci soffrire o gioire. In realtà siamo noi a permettere che questo accada. Anche quando riceviamo ciò che percepiamo come uno sgarbo o magari ciò che oggettivamente è un’offesa o un insulto, dovremmo andare un po’ più a fondo e capire che quel che è stato detto o fatto contro di noi, se da un lato ha toccato un nostro nervo scoperto, dall’altro è semplicemente una proiezione altrui nei nostri riguardi, non una nostra verità. 

La potenza della mente: nel bene e nel male
Occorre comprendere che la mente è un strumento molto potente. Se la conosci, può essere un fedele alleato. Se non la conosci, puoi facilmente caderne vittima. La tendenza a giudicare, etichettare, classificare cose, eventi e persone è altamente nociva, fuorviante e limitante. Anziché provare a razionalizzare sempre tutto tramite una mente che spesso mente, sarebbe più efficace provare a sentire con il cuore che non mente mai.

La felicità è una scelta
Le emozioni che sentiamo sono un’ottima bussola ma occorre sempre tenere a mente che tutto ciò che ci circonda, le cose, le situazioni. Le persone non sono né belle né brutte, né giuste né sbagliate. Semplicemente sono. Accadono. Ciò che noi percepiamo non è generato da esse bensì dalle nostre proiezioni su di esse. Ciò che noi decidiamo di pensare a riguardo e la chiave di lettura che scegliamo per interpretarne il senso determinano il nostro benessere o malessere. La felicità, dunque, è una scelta. Forse la scelta più difficile ma sempre e comunque una scelta che non dipende mai da altro o dagli altri ma solo ed esclusivamente da te.

http://www.annuncilavorocitywinsrl.it/
http://www.citywinsrlviaippolitonievo.it/

lunedì 30 maggio 2016

STILI DI LEADERSHIP - CITYWIN TORINO - COLLOQUIO


Tutti abbiamo sentito parlare di stili di leadership perché, specie negli ultimi periodi, la leadership è una capacità particolarmente richiesta. Chi con questa ha familiarità trova più rapidamente lavoro, riesce a gestire meglio la propria vita e la propria famiglia, è più rispettato socialmente e in alcuni casi gode di grande considerazione nel mondo del lavoro. Ma cos’è questa benedetta leadership?
A chiarirci le idee ci pensa Daniel Goleman, scrittore, psicologo e giornalista statunitense, con alle spalle due nomination al premio Pulitzer, diversi premi alla carriera e pubblicazioni a cinque stelle: prime fra tutte “Intelligenza emotiva” del 1995.
La leadership, è secondo Goleman la capacità di influenzare la gente, e aiutarla a lavorare meglio per raggiungere uno scopo finale in comune.

Leader: come lo si diventa

Se si ascoltano le parole dello psicologo scrittore che lo dice chiaramente: se vuoi diventare un leader devi avere principalmente 4 caratteristiche dalla tua.
  • Consapevolezza di sé stessi: si tratta di quella particolare attitudine che ti consente di accedere alle tue emozioni e di conoscerle. Per quanto, a detta di Goleman sia uno dei fattori più importanti, è il più delle volte sottovalutato.
  • Autogestione (self management): un leader per primo deve essere in grado di guidare sé stesso. L’autogestione deve essere indirizzata in particolar modo alle emozioni, dato che queste sono le chiavi per aprire le porte delle capacità. Se sei capace di autogestione emozionale, sarai in grado di assumerti le responsabilità, di non aggrapparti agli alibi e sarai in grado quindi di dare il meglio di te nella mansione che svolgi.
  • Empatia: dopo la gestione delle proprie emozioni e necessario per un leader capire gli altri e sviluppare la capacità di entrarci in relazione in modo efficace e per questo è necessario sviluppare l’empatia, ovvero la capacità di “sentire”gli altri. Esistono tre tipologie di empatia differenti.
    • L’empatia cognitiva che consente a chi la possiede di capire come le persone vedono il mondo e per questo sono in grado di comunicare con loro ed ispirarle e motivarle;
    • l’empatia emotiva che permette di comprendere come una persona si sente in un determinato momento. Si tratta di una capacità importantissima per avere buoni rapporti in ambito lavorativo.
    • L’interessamento empatico infine consente al leader di regalare un senso di sicurezza e protezione a chi lavora con lui dato che chi possiede questa capacità non solo capisce gli stati d’animo altrui, ma è disposto ad aiutare per il superamento di un momento difficile. “Cosa posso fare per aiutarti?” è la domanda che un leader dotato di interessamento empatico dovrebbe porre ai propri collaboratori.
  • Gestione dei rapporti: è la capacità che raggruppa tutte le tre precedentemente citate. Il leader che sa ascoltare, motivare, comunicare, convincere, ispirare è quello che ottiene il meglio da sé e dagli altri.

Stile di leadership

A questo punto è chiaro che la leadership diventa principalmente la capacità di creare risonanza, ovvero di immettere nel sistema circostante comportamenti che permettano di innescare emozioni positive.
Naturalmente non esiste un’unica forma di leadership e modo di ispirazione all’azione, in base a queste differenti modalità, Goleman definisce i 6 stili di leadership:
Leader visionario: è capace di condividere con i dipendenti un sogno e un obiettivo e crea in azienda un clima particolarmente positivo. E’ indispensabile utilizzare questo stile quando l’azienda attraversa un momento di cambiamento.
Leader coach: è capace di creare un collegamento fra l’obiettivo aziendale e le aspirazioni del singolo lavoratore. E’ bene usare questo stile per aiutare i dipendenti a migliorare le proprie prestazioni.
Leader affiliativo: riesce a favorire con le proprie azioni i rapporti interpersonali, creando una buona armonia a livello aziendale. L’approccio è utile per creare un team compatto.
Leader democratico: valorizza i dipendenti cercandone l’appoggio prima di prendere decisioni, creando un ambiente partecipativo. Lo stile è utile per mantenere un clima lavorativo produttivo e ottenere buoni feedback.
Leader battistrada: è in grado di raggiungere per primo gli obiettivi imposti, facendo appunto da battistrada. In verità lo stile quando utilizzato non ha dato ottimi risultati visto che un abuso dell’approccio crea ansia da parte dei dipendenti. Può essere usato quando ci si affaccia su nuove situazioni e mercati.
Leader autoritario: chi usa questo stile invia direttive che non prevedono replica. Normalmente motiva il personale con la paura delle conseguenze che si avranno in caso di insuccesso, creando un clima aziendale teso nel quale i singoli difficilmente si prenderanno responsabilità. Lo stile è consigliato solo in casi di emergenza e crisi finanziaria.
Un buon leader deve essere dunque in grado di passare da uno stile all’altro elasticamente, non dimenticando che gli ultimi due modelli, poco gettonati, è meglio utilizzarli con parsimonia e naturalmente per brevi periodi.