lunedì 3 aprile 2017

Gli astrociti? Tengono il tempo nel cervello

"Gli astrociti tengono il tempo nel cervello.


Le cellule a lungo considerate un semplice "supporto" dei neuroni hanno un ruolo determinante nella gestione della clessidra che regola l'orologio biologico.

Un gruppo di cellule un tempo ritenute un semplice "segnaposto" per neuroni avrebbero un ruolo fondamentale nel regolare i ritmi circadiani nel cervello.

Gli astrociti sono cellule della glia, i principali costituenti del sistema nervoso insieme ai neuroni. Sono chiamati così perché, visti al microscopio, sono a forma di stella, e svolgono una funzione nutritiva e di sostegno per i neuroni, isolandoli e proteggendoli da lesioni. Ma uno studio in pubblicazione su Current Biology rivela che non sono semplici "tappabuchi": senza di essi il nostro orologio biologico sarebbe totalmente sballato.

CENTRO DI COMANDO. I ritmi circadiani sono presieduti dal nucleo soprachiasmatico, una regione nell'ipotalamo formata da circa 20 mila neuroni. Ma nella stessa area vi sono anche 6 mila astrociti, il cui ruolo finora non era ben chiaro. Per la prima volta, alcuni neuroscienziati della Washington University di St. Louis sono riusciti a controllare gli astrociti in modo indipendente dai neuroni nei topi, e a far luce sul loro compito.

Già nel 2005 il team, guidato da Erik Herzog, aveva dimostrato che gli astrociti, così come molte altre cellule del corpo umano diverse dai neuroni, includono i geni che regolano i ritmi circadiani. Ma ci sono voluti più di dieci anni per vederli all'opera.

LUCI INTERMITTENTI. Come prima cosa, isolando gli astrociti in campioni di tessuto cerebrale dei topi e contrassegnando un gene implicato nei ritmi circadiani con una proteina luminescente, i ricercatori sono riusciti a osservare le cellule "accendersi" ritmicamente ogni volta che quel gene veniva espresso - la prova che gli astrociti "tengono il tempo" quando interagiscono tra loro e con i neuroni.

UN RUOLO GUIDA. Il secondo passo è stato usare le forbici molecolari CRISPR-Cas9 per cancellare un gene coinvolto nell'orologio biologico, il Bmal1, in topi viventi. Disattivando lo stesso gene nei neuroni, i topi perdono completamente la loro "clessidra" interna, ma non ci si aspettava che succedesse qualcosa anche mettendolo fuori uso negli astrociti. Silenziare questo gene negli astrociti ha avuto l'effetto di rallentare l'attivazione dei topi di un'ora rispetto alla loro rigida routine giornaliera.

Infine, gli scienziati hanno "riparato" gli astrociti - ma non i neuroni - in topi ingegnerizzati per funzionare con ritmi circadiani più rapidi. Ci si aspettava che il nucleo soprachiasmatico degli animali seguisse il ritmo dei neuroni, più numerosi degli astrociti. Invece gli animali con gli astrociti regolati hanno iniziato a correre due ore più tardi degli altri, la prova che gli astrociti avevano comunicato ai neuroni per dettarne ritmi e comportamento.

Anche se il ruolo di queste cellule è ancora da studiare in modo approfondito, ce ne è abbastanza per ritenere siano molto più che un semplice supporto."

E con questo articolo tratto da Focus.it lo staff di Citywin vi ringrazia e vi lascia alla prossima settimana!

martedì 21 marzo 2017

Nuovo annuncio a sorpresa della Nasa

L'appuntamento a sorpresa con l'Agenzia Usa sulle nuove scoperte nell'Universo è ormai una quasi-routine, ma non manca mai di suscitare aspettative.

Ogni volta è la stessa cosa: quali nuovi misteri ci aspettiamo dallo Spazio Profondo? Un'altra Terra 2, un primo contatto con una civiltà di extraterrestri, un messaggio che arriva da mondi lontani, nuovi esopianeti e sistemi solari con pianeti rocciosi pieni d'acqua e di vita...

"Ogni ipotesi è buona e certamente prematura, almeno fino alle 19:00 ora italiana di questa sera, 22 febbraio 2017, quando dalla Nasa andrà in onda la Conference on Discovery Beyond Our Solar System - la conferenza su una scoperta fatta oltre il nostro Sistema Solare - in programma su NasaTV.

È già molto tempo che l'Agenzia spaziale comunica col mondo con un sapiente mix di pre-annunci e sottintesi (qui sotto, alcuni tra i più interessanti eventi di questo genere, di cui abbiamo parlato), facendo leva sul fascino di tutto ciò che riguarda l'Universo e sull'ansia tutta moderna di sapere che forse non siamo soli nell'universo, e siamo certi che anche questa volta lo "share" sarà altissimo.

# maggio 2016: Le nuove scoperte di Kepler, il telescopio spaziale

# settembre 2015: Acqua su Marte!

# aprile 2015: entro 10 anni scopriremo gli alieni!

# novembre 2012: Vita su Marte?

# dicembre 2010: Vita extraterrestre sulla Terra?"

A presto,
Citywin Staff


(fonte Focus.it)

lunedì 13 marzo 2017

La Cia ci spia? 8 domande (e risposte) sul rapporto Wikileaks


Le app come Whatsapp e Telegram sono sicure? Come fanno i tecnospioni a entrare in uno smartphone? È vero che anche la tv non sono sicure? 8 domande e risposte sul caso CIA/Wikileaks.


La settimana scorsa Wikileaks ha pubblicato 8.761 documenti della CIA (sono circa mezzo gigabyte di dati e documenti) che, dovrebbero provenire dagli archivi della CIA e che rivelano molti degli strumenti informatici dell’agenzia governativa statunitense. La compilation, chiamata Year Zero, farebbe parte di una collezione più ampia che Wikileaks chiama Vault 7. Le prime verifiche indipendenti indicano che almeno alcuni dei documenti pubblicati sono autentici.

Lo scoop è di quelli spettacolari: l'agenzia americana sarebbe in grado di superare le protezioni e infettare qualsiasi computer, smartphone e persino le smart tv (che sono collegate a internet) e intercettare così conversazioni e messaggi.

Dobbiamo preoccuparci? La CIA ci spia davvero? Gli strumenti che usiamo sono davvero insicuri? Proviamo a rispondere ad alcune delle domande più comuni su questa nuova minaccia alla nostra privacy.

1. WHATSAPP, TELEGRAM E SIGNAL SONO SICURI?
La risposta breve è sì. Quella articolata richiede qualche parola in più.

Secondo Wikileaks la CIA sarebbe in grado di intercettare le conversazioni dei principali messanger (whattsapp, telegram e signal). L'affermazione va presa con le molle perché Telegram e  Whatsapp proteggono le conversazioni con la crittografia end-to-end: i messaggi tra due utenti vengano cifrati e solo i diretti interessati possiedano la “chiave” per leggerli. Nessuno, neppure la CIA può dunque intercettarli sulla rete. Addirittura il messenger Signal sarebbe così sicuro che lo usa lo stesso Edward Snowden, l'ex tecnico della NSA che ha svelato i programmi di controllo informatico del governo inglese e statunitense.

Il discorso cambia quando gli spioni prendono “possesso” di uno smartphone attraverso un malware che gli mostra tutto quello che appare sullo schermo. In questo caso basta leggere il display quando scorrono i messaggi per leggerli, senza problemi. 

Quindi, riassumendo, la sicurezza di queste app non è stata violata. Anzi il fatto che la CIA debba "infettare" individualmente uno smartphone per poter leggere quando viene trasmesso significa che la crittografia dei messanger è robusta contro le intercettazioni di massa.

2. COME FA LA CIA A ENTRARE IN UNO SMARTPHONE?
Il metodo usato per entrare nei cellulari delle vittime è sempre lo stesso: un malware, un programmino, che una volta scaricato e avviato permette di prendere il controllo da remoto del telefono. Basta aprire un allegato infetto arrivato via email per "consegnare" il proprio smartphone ai malintenzionati. Una volta preso possesso del cellulare gli spioni informatici possono conoscere la posizione delle persone spiate attraverso la geo-localizzazione,  attivare la fotocamera del telefono e il microfono per guardare e ascoltare le vittime, vedere quanto scorre sullo schermo e così via.

3. VALE ANCHE PER I COMPUTER?
Sì, a detta di Wikileaks la CIA sarebbe in grado di attaccare con malware qualsiasi piattaforma informatica, dai computer alle smart TV. Come spiega Paolo Attivissimo «le tecniche di intrusione descritte nei documenti resi pubblici fin qui non rivelano nulla di straordinario: si sospettava già da tempo che i servizi di sicurezza di vari governi ne disponessero e questi documenti non hanno sorpreso gli esperti. Semmai questi documenti sono interessanti perché mostrano dall’interno il modo di operare di una delle agenzie più segrete del mondo, spesso con risultati sorprendenti. Per esempio, i documenti trafugati mostrano che la CIA acquista attacchi informatici da società commerciali e da agenzie governative di altri paesi».
Secondo Wikileaks il metodo usato per entrare nei cellulari e nei pc delle vittime sarebbe un programmino che una volta scaricato permette di prendere il controllo, da remoto, del telefono.
4. A PROPOSITO, MA LA CIA COME CREA I SUOI VIRUS “SPIONI”?Semplicemente li monta, prendendo a prestito o acquistando, pezzi di codice da campioni di malware e virus già noti. «La CIA - scrive Wikileaks - gestisce una libreria di applicazioni tecniche di sviluppo prese in prestito da malware che si trovano “nel selvaggio web”. Lo scopo di questo archivio è fornire frammenti di codice informatico che possono combinarsi rapidamente in soluzioni personalizzate».

In pratica la CIA si servirebbe tanto dalle altre agenzie di sicurezza, tanto da gruppi di hacker (anche stranieri) che operano nell’illegalità. Tra i pezzi pregiati dell’archivio di virus ci sarebbe Shamoon, un malware che ha la capacità di rubare dati e quindi cancellare completamente un hard-disk e SwampMonkey, che consente di ottenere "i privilegi di root" su dispositivi Android e prenderne così il controllo.

5. CHE COSA SONO LE FALLE “ZERO DAY”?
La CIA, secondo Wikileaks, per entrare nei dispositivi  da spiare userebbe le cosiddette falle zero day, cioè quegli errori di programmazione dei sistemi operativi, di cui di solito i programmatori si accorgono dopo e tentano di risolvere con un aggiornamento (o patch). Si chiamano così, perché una volta scoperte, i programmatori hanno meno di un giorno, anzi zero, per risolverle.

6. ANCHE LE TV POSSONO ESSERE “SPIATE”?
Sì, e forse è persino più facile. Parliamo delle smart TV, naturalmente, che si collegano a internet e adoperano un sistema operativo, proprio come fanno computer e smartphone (in alcuni casi proprio Android). Alcune di queste hanno anche un microfono. Se Wikileaks avesse ragione, sarebbe inquietante: la CIA infatti sarebbe in grado di controllare la smart tv con un virus e di ascoltare le conversazioni delle sue vittime, utilizzando proprio il microfono.  Pare che la CIA assieme al MI5 inglese avesse sviluppato un software pronto a quest'uso: il suo nome è Weeping Angel (angelo piangente) e gli appassionati del Doctor Who non potranno non notare la fine citazione.

7. QUINDI LA APPLE AVEVA RAGIONE A NON VOLER DARE IL CODICE D’ACCESSO AI SUOI SMARTPHONE ALL’FBI?
Qualcuno se ne ricorderà: a febbraio 2016, la Apple si oppose a  un giudice che le ordinava di collaborare con gli inquirenti per sbloccare l’iPhone di uno dei killer della strage di San Bernardino. All'epoca il Ceo di Apple Tim Cook spiegò che costruire una "back door" (una porta sul retro) o un grimaldello per sbloccare quell'iPhone e accedere ai dati criptati avrebbe costituito un precedente “troppo pericoloso” e avrebbe compromesso la sicurezza di tutti gli utenti iPhone del mondo. Secondo Cook prima o poi quel grimaldello sarebbe sfuggito al controllo del governo e sarebbe finito nelle mani sbagliate. All’epoca quest’ipotesi era sembrata un po’ fantasiosa ed eccessivamente priva di fiducia verso le autorità: adesso i documenti della CIA trafugati dimostrano che era corretta: erano anni che CIA e FBI tentavano senza successo di trovare un modo per decrittare i dati memorizzati sugli iPhone e sugli iPad. 

8. LA CIA CI SPIA TUTTI?
Secondo Wikileaks l’agenzia avrebbe decine di migliaia di bersagli tra America Latina, Europa e Stati Uniti. Tra la lista i possibili obiettivi soprattutto enti governativi  di altri Paesi, agenzie di intelligence straniere.

Tecnicamente chiunque possiede uno smartphone o tablet, computer Windows o una Smart TV, potrebbe diventare bersaglio di spionaggio dalla CIA. Ma gli strumenti della CIA rivelati da Wikileaks non consentono sorveglianze di massa. Le probabilità che la CIA si prenda la briga di infettare personalmente i vostri dispositivi sono quindi estremamente basse. A meno che non siate un obiettivo dei servizi segreti degli Stati Uniti (per il lavoro che fate o per le attività che svolgete), è improbabile che qualcuno a Langley, in questo momento, si stia occupando di voi…

A presto con altre curiosità da Focus.it!
Citywin Staff!

lunedì 6 marzo 2017

Eventi a Torino l'8 marzo


Eventi a Torino l'8 marzo
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Musei gratis, caffè offerti e serata sui pattini a buon prezzo per tutte le donne

Ma gli eventi in città dedicati all'universo femminile sono vari: rassegne teatrali, proiezioni, appuntamenti culturali, spettacoli e mostre.


Eventi a Torino l'8 marzo
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La Giornata internazionale della donna, comunemente definita Festa della donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze di cui sono state oggetto e sono ancora, in tutte le parti del mondo. A simboleggiare la ricorrenza, la mimosa che fiorisce proprio nei primi giorni di Marzo. 

E a Torino e provincia sono diversi gli eventi a tema. Dal teatro all'arte, dagli incontri alle numerose promozioni rivolte proprio a tutte le donne. 

CULTURA - L'8 marzo sono attive molte promozioni nei Musei torinesi e sono diversi gli appuntamenti e le mostre dedicate al gentil sesso: "L'emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici", "Abusi", "Le donne ai tempi del Faraone" e "Donne nel Medioevo". Alla Chiesa del Santo Volto è in programma un suggestivo concerto: "Harparade". 

CINEMA, TEATRO E INCONTRI - Al Cinema Massimo "Ninna Nanna prigioniera" e al Baretti "La belle saison" e a Moncalieri prende il via la rassegna teatrale "Voce di donna".

Al Patzé lo spettacolo "Game Lover" e allo Spazio educativo Up, aperitivo e spettacolo con "Donne e dintorni". A Palazzo Barolo la conferenza "Architettura di una violenza". Anche a Giaveno, per la Giornata Internazionale della donna, il calendario è ricco. 


SALUTE, SPORT E...CAFFÈ - l'8 marzo, gratis per tutte le donne lo screening per l'osteoporosi mentre al Palavela si pattina a prezzi scontati. In tutti i punti vendita di Exkì in città, l'8 marzo, il caffè è offerto a tutte le donne.

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mercoledì 1 marzo 2017

La lingua ascoltata quando non siete ancora nati...non si scorda mai!



Secondo l'articolo di focus.it che citiamo, quella che i bambini ascoltano nella vita prenatale e nei primi mesi dopo la nascita influenza la loro capacità di percepire e pronunciare suoni, perfino se non verrà mai parlata.

La lingua ascoltata ancora prima di nascere e nei primi mesi di vita si imprime in modo indelebile nel cervello e, in un certo senso, non viene più dimenticata, anche se poi non si avrà più occasione di parlarla nella vita.

La lingua perduta. Ricercatori dell’Istituto Max Planck per la psicolinguistica, in Olanda, hanno studiato un gruppo di adulti cresciuti in famiglie olandesi ma originari della Corea, adottati quando erano piccoli. Tutti capaci di parlare il fiammingo ma non il coreano: quando si è trattato di imparare la lingua di origine, durante un corso, sono stati molto più bravi di altri coetanei nati e cresciuti in famiglie olandesi.

In particolare, secondo i madrelingua coreani che hanno ascoltato le registrazioni e hanno fatto da giudici, le persone adottate sono state in grado di pronunciare meglio alcuni suoni particolari del coreano, che non esistono né in fiammingo nè in inglese, come tre diverse pronunce della “t”, della “p” e della “k”. Queste capacità le ha mostrate sia chi era stato adottato molto piccolo, a meno di sei mesi, sia chi quando era più grande, dopo i 18 anni.

La lingua ritrovata. La conclusione dei ricercatori è che il linguaggio ascoltato prima della nascita e nei primissimi mesi di vita influenzi sia la capacità di percepire i suoni sia quella di produrli. Molto prima che un bambino inizi a parlare, dunque, il suo cervello sarebbe già predisposto per il linguaggio che userà, e anche l’abilità di riconoscere e produrre suoni di una lingua si svilupperebbe assai prima di quanto si pensava.

Neonati sapienti. Che il neonato non venga al mondo come una tabula rasa, ma che nasca già equipaggiato per alcuni compiti cognitivi è qualcosa che molte ricerche hanno ormai appurato con numerosi esperimenti.

Nell’ambito del linguaggio, si è visto per esempio che i neonati preferiscono ascoltare le voci che hanno già sentito mentre si trovavano nella pancia, prima fra tutte la voce della mamma, rispetto a quelle di estranei. Non solo: a pochi giorni dalla nascita mostrano di riconoscere e preferire le lingue con un ritmo simile a quello cui sono stati già esposti, e sono anche in gradi di distinguere lingue tra loro molto simili, come tra catalano e castigliano.

Il nuovo studio conferma non solo le abilità linguistiche dei neonati ma anche che, al contrario di quanto si poteva supporre, la “conoscenza” di una lingua, anche se interrotta sul nascere, non svanisce nel nulla ma lascia una traccia riconoscibile anche in età adulta.

A presto con altre curiosità!
Citywin Staff!

lunedì 27 febbraio 2017

Il segreto delle macchie di Rorschach



Il potere evocativo delle sagome di inchiostro, interpretabili come figure di diverso tipo, dipende dalla loro semplicità: meno sono complesse, più è facile che evochino forme familiari.


Che cosa vedete in questa figura? Rorschach otteneva le sue macchie piegando a metà il foglio su cui aveva schizzato l'inchiostro.

È passato quasi un secolo (era il 1921) da quando Hermann Rorschach,  psichiatra svizzero di stampo freudiano, pubblicò le immagini base del suo test di personalità basato sull'interpretazione di macchie di inchiostro, che avrebbe avuto grande fortuna nei decenni successivi.

Benché l'affidabilità diagnostica delle macchie di Rorschach goda ormai di poco credito, uno studio recente ha stabilito come mai quegli schizzi di inchiostro evocassero così facilmente oggetti e figure nei pazienti che le vedevano.

Il segreto è nella loro semplicità: analizzando le 5 macchie in bianco e nero del test originale, Richard Taylor dell'Università dell'Oregon si è accorto che minore è la loro complessità frattalica - cioè il numero di strutture finemente dettagliate ripetute nell'immagine - maggiore è la quantità di figure conosciute che questa evoca.

SEMPLICE (MA NON TROPPO). Anche se le macchie nere analizzate sono tutte di bassa complessità, quella più semplice evoca circa 300 diverse immagini, contro le 170 di quella più complessa. Un certo grado di dettagli frastagliati è però necessario, o di nuovo il potere evocativo della figura si azzera. Il risultato, forse un po' controintuitivo, potrebbe fornire strumenti utili per lo studio del sistema visivo umano e dei materiali mimetici.

A presto con altre curiosità!
Citywin Staff!

mercoledì 15 febbraio 2017

NOTIZIE FALSE IN CAMPO AMBIENTALE...LE NOSTRE CURIOSITA'!

Una collezione di notizie false in tema di clima è, per qualcuno, l'occasione giusta per accusare di sabotaggio industriale gli scienziati del clima.

Tutto quello che ti hanno sempre detto sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici è falso! ... Un articolo sulle pagine online del Daily Mail, il popolare giornale scandalistico inglese, il 4 febbraio scorso, dà nuova voce ai negazionisti del global warming: coloro cioè che sminuiscono o negano l'allarme sul costante aumento della temperatura media della Terra, sui suoi effetti e, soprattutto, sul ruolo dell'uomo in questo cambiamento climatico planetario. Il tempo di approfondire il discorso e i (pochi) dati forniti con l'articolo in questione e abbiamo trovato il "trucco" che ha permesso al Daily Mail di imbastire una lunga serie di falsità. Ecco la storia, dall'inizio.

Il 45° presidente. Con il repentino cambio di rotta dell'amministrazione Usa, puntuale come la morte e le tasse, il negazionismo climatico si prende la ribalta per accusare l'intero mondo della scienza di aver manipolato dati, truccato numeri, ingannato le riviste scientifiche più prestigiose al solo scopo di indurre i governi dell'intero pianeta a fermare lo sviluppo economico e sociale, per ridurre in povertà i popoli della Terra - o quantomeno quelli delle nazioni occidentali democratiche e industrializzate (visto che Cina, India e pochi altri non ci cascano). Un delirio paranoico, se fosse possibile un'analisi psichiatrica.

Scoop! Come i leader mondiali sono stati manipolati per investire milioni sulla base di dati fasulli sul global warming... Un articolo di David Rose sul Daily Mail del Sabato (4 febbraio 2017): interviene, John J. Bates.
Il primo atto della campagna denigratoria del Daily Mail prende di mira un articolo del 2015 che corregge alcuni dati del Noaa, il National Oceanic and Atmospheric Administration, l'ente degli Stati Uniti che si occupa di monitoraggio del clima. L'articolo (qui il pdf in inglese), scritto da Thomas Karl (direttore del Noaa) e altri autori, è stato pubblicato su Science Express, appartenente alla galassia di Science, una delle pubblicazioni scientifiche più prestigiose al mondo.

L'articolo su Science Express. In breve, i nuovi dati, ottenuti con nuove tecnologie (come il programma Argo), ridimensionano il cosiddetto iato climatico, ossia quello che è stato indicato come un brusco rallentamento del riscaldamento globale (l'aumento della temperatura media della Terra): secondo alcuni il rallentamento, per quanto difficile da spiegare, è in atto da circa 15-18 anni. L'ipotesi di un rallentamento (e per alcuni addirittura di uno stop del trend in crescita della temperatura) ha fatto comodo ai negazionisti, che hanno in tal modo potuto accusare i climatologi di allarmismo, respingendo le politiche volte a rallentare il global warming.

Integrando e rielaborando dati precedenti, l'articolo di Thomas Karl chiarisce che lo iato climatico non c'è mai stato, che i dati continuano a dimostrare un innalzamento della temperatura e che il pianeta sta cambiando alla stessa velocità di prima. Tutto ciò corroborato da riferimenti a molti lavori scientifici che sottolineano le stesse tendenze.

Apriti cielo! Politici, attivisti, petrolieri e liberisti venivano perciò smentiti in un sol colpo e la propaganda negazionista non aveva più appigli scientifici per seminare dubbi sul riscaldamento globale e per bloccare gli accordi in atto e quelli futuri. Era dunque necessario (per loro) correre ai ripari e trovare un paladino pronto a smascherare le bugie della scienza e a svelare finalmente la verità.

Si scioglie o non si scioglie? Cercate di mettervi d'accordo!
Il quotidiano inglese Daily Mail, noto contenitore di gossip, bufale e, nello specifico, sempre estremamente scettico sul global warming, viene scelto per ospitare l'intervento di un cosiddetto whistleblower (informatore), in questo caso una fonte vicina al Noaa, desideroso di spiegare come veramente stanno le cose.

È il paladino della situazione, John Bates, consulente per l'analisi di dati, che si scaglia contro i suoi ex-colleghi (è uscito dal Noaa) affermando che i dati non sono stati trattati a dovere dal punto di vista della normalizzazione (il lavoro necessario a rendere comparabili dati provenienti da fonti non omogenee) e dell'elaborazione statistica, tanto che «il computer che doveva trattare i dati ha avuto un guasto totale» (parole di Bates).

Uno dei problemi, a sentire Bates e il Daily Mail, è che lo studio del 2015 di Thomas Karl e colleghi non è stato esaminato a dovere da Science Express prima di pubblicarlo. E questo per un motivo squisitamente politico: non ce n'era il tempo perché era necessario presentarlo al consesso delle Nazioni riunite a Parigi alla fine del 2015, la COP21, per influenzare i decisori riuniti nello sforzo di ridurre un inesistente global warming penalizzando l'economia dell'Occidente (che nello specifico di certo vuol dire "americana", benché a onor del vero il Daily Mail non cita l'America).

Sbalordimento scientifico. È una ricostruzione dei fatti fantasiosa e falsa, dichiarano gli scienziati intervistati al riguardo. Jeremy Berg, di Science, interpellato da Climate Feedback, smentisce che il lavoro di Thomas Karl abbia goduto di una via preferenziale. Anzi, rivela che il processo di revisione dello studio è durato più del solito: circa sei mesi anziché i soliti quattro.

A proposito del rapporto tra la pubblicazione dello studio e la COP21, è anche noto che l'articolo non è servito come base per le negoziazioni, che facevano invece riferimento a decenni di articoli e lavori scientifici precedenti, non ultimi i Rapporti dell'Ipcc da 1 a 5 (specialmente quest'ultimo).